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Storia dell'organismo

Trent'anni di impegno per l'autosviluppo dei popoli

Nella fine degli anni '60, una ventata di rinnovamento per certi aspetti effimero, per altri sicuramente fecondo, attraversò il corpo sociale.
In quegli anni un gruppo di giovani cattolici bresciani, colpiti dall'estrema povertà dei paesi in via di sviluppo e desiderosi di dare una mano per costruire un mondo più giusto, dette vita a una forma singolare di sostegno ai popoli poveri, quella che negli anni successivi si sarebbe trasformata nel cosiddetto volontariato internazionale.

Si pensò che sarebbe stato molto più costruttivo e innovatore non limitarsi a inviare fondi a sostegno delle comunità povere del terzo mondo, ma condividere con esse l'esistenza con i suoi problemi, a cui dare risposta non più per delega, ma assieme.

L'ottimismo di quegli anni andò via via stemperandosi di fronte all'amara constatazione che le enormi forze in gioco, anziché tendere a far diminuire il divario tra popoli poveri e popoli ricchi, ne provocavano l'aumento.

A ciò si tentò di dare risposta con la professionalizzazione del servizio reso alle comunità dei "Paesi in via di sviluppo" e con la ricerca di finanziamenti sufficientemente consistenti da far sì che lo sviluppo attivato presso le comunità sostenute fosse duraturo.

Questa trasformazione fu permessa dal fatto che lo stato italiano stesso si dotò di strumenti legislativi (la prima legge risale al 1972) per regolare la propria politica di cooperazione internazionale.

Le più solide e meglio organizzate strutture di volontariato nate per iniziativa popolare, in virtù del loro efficace stile di intervento, furono riconosciute partner istituzionali a tutti gli effetti e poterono attingere a consistenti fondi statali.

All'interno di questo quadro si colloca la nascita dello SVl che, riconosciuto nel 1972 come organismo non governativo per la realizzazione di progetti di sviluppo nel terzo mondo, da quella data ad oggi ha formato e inviato circa 200 volontari in Burundi, Rwanda, RdCongo, Senegal, Uganda, Tanzania, Brasile, Paraguay, Perù, Venezuela e ha elaborato e gestito 15 programmi di sviluppo in 5 paesi africani e in 4 latino-americani.

E' anch'esso riconosciuto idoneo al sensi della legge n. 49 del 1987 e dall'Unione Europea.

L'esperienza con le comunità presso le quali l'organismo ha negli anni operato ha fatto comprendere ai volontari che non tanto o non solo le risorse economiche sono alla base della riuscita di un progetto di sviluppo, quanto piuttosto il reale coinvolgimento nel processo delle popolazioni interessate al cambiamento.

Anche il miglior ospedale del mondo, dotato delle più moderne attrezzature, resterà inattivo e sarà abbandonato se realizzato a prescindere dalla volontà di chi dovrà gestirlo, una volta che i volontari avranno concluso il loro intervento. Da ciò nacque l'orientamento dell'organismo a operare per favorire l'autosviluppo delle comunità presso le quali interviene. E per questo lo SVI concentra il suo impegno nell'ambito dell'animazione sociale. Ogni altro intervento, che l'organismo attua per lo più nei settori sanitario di base e agricolo, prevede un previo lavoro di comprensione dei problemi realmente vissuti dalla popolazione locale e delle reali possibilità di sviluppo della comunità sulla base delle risorse, materiali e umane, presenti in loco.

Ultimo aggiornamento Nov 12, 2004